Prime Esperienze
Desiderio proibito nel bagno del supermercat
Angel1965
08.04.2026 |
2.600 |
2
"Lei ha iniziato a tremare, le
cosce che si stringevano intorno alle mie, e quando ho sentito il suo corpo contrarsi intorno al mio cazzo, ho
capito che stava per venire..."
Angelo, un uomo maturo, si ritrovacoinvolto in una situazione inaspettata con
Aurora, la sua giovane vicina di casa,
mentre fa la spesa al centro commerciale.
Un incontro casuale si trasforma in una
passione travolgente, mettendo alla prova i
suoi limiti e desideri.
Il sabato pomeriggio al centro commerciale Bennet di Cantù era sempre lo stesso: luci alogene che riflettevano
sul pavimento lucido, l’odore di popcorn misto a profumi da negozio di cosmetici, e quella musica di sottofondo
che sembrava scelta apposta per non dare fastidio a nessuno. Io, Angelo, con i miei cinquantotto anni portati
meglio di quanto molti si aspettassero, ero lì per fare la spesa settimanale. Non che mi piacesse particolarmente,
ma dopo il divorzio da Maria, due anni prima, avevo imparato a cavarmela da solo. Jeans scuri, maglietta polo
nera che aderiva ancora a pettorali e addominali mantenuti con palestra e nuoto, e le mani che, nonostante l’età,
non tremavano quando stringevano lo scontrino o sistemavano la borsa della spesa.
Stavo scegliendo le mele, quelle rosse e lucide che Aurora, la mia giovane vicina di casa, amava tanto. Era strano
pensarla mentre ero lì, con le dita che sfioravano la buccia fresca, ma era successo così spesso negli ultimi mesi.
Da quando aveva compiuto diciotto anni, a giugno, aveva preso l’abitudine di venire a trovare me e la mia ex
moglie—prima che Maria se ne andasse—con scuse sempre più trasparenti: "Mi prestate lo zucchero?", "Il wi-fi
non mi funziona, posso usare il vostro?". Ma era il modo in cui lo chiedeva, con quella vocina squillante e quel
sorrisetto che le increspava le labbra carnose, a farmi capire che non era solo cortesia. E poi c’erano i vestiti.
Quel giorno, per esempio, quando l’avevo incrociata sulle scale del condominio, indossava una canottiera
attillata che lasciava poco all’immaginazione e un paio di shorts così corti che mi ero chiesto se si fosse
dimenticata di mettersi le mutandine. Quando si era chinata a raccogliere la posta, avevo visto la curva perfetta
del suo culo, sodo e rotondo, e il modo in cui il tessuto si incuneava tra le natiche. Avevo distolto lo sguardo, ma
non prima di notare che non portava il reggiseno.
E ora eccomi lì, nel reparto frutta, a pensare a lei mentre sceglievo le mele che le piacevano. "Che cazzo stai
facendo, Angelo?" mi ero detto, scuotendo la testa. Ma era più forte di me. Era da settimane che fantasticavo su
quella ragazzina, su come sarebbe stato affondare le dita in quei capelli biondi e lunghi, tirarglieli mentre le
scopavo da dietro, sentendo quel culo rimbalzare contro i miei fianchi. Ero un uomo maturo, non un adolescente
in calore, eppure bastava il ricordo del suo profumo—dolce, come caramello e vaniglia—to farmi indurire nei
pantaloni.
Stavo per allontanarmi dal banco quando l’ho vista. Aurora. In piedi vicino agli espositori di cioccolato, con una
mano che giocava distrattamente con una ciocca di capelli e l’altra che stringeva un tablet. Indossava un top
corto che lasciava scoperta la pancia piatta e un paio di leggings attillati che disegnavano ogni curva delle sue
gambe lunghe e snelle. Il senno di poi mi avrebbe detto che era tutto calcolato, ma in quel momento mi sono
solo fermato, il respiro che si faceva più pesante.
Lei ha alzato lo sguardo, e quando i nostri occhi si sono incrociati, le sue labbra si sono aperte in un sorrisetto
malizioso. "Ciao, Angelo", ha detto, la voce un po’ troppo dolce, un po’ troppo intima per essere un semplice
saluto. "Che ci fai qui?"
Ho deglutito, sentendo il collo della maglietta che mi aderiva alla pelle sudaticcia. "La spesa", ho risposto,
cercando di mantenere un tono neutro. "E tu?"
Lei si è avvicinata, i fianchi che oscillavano con una grazia naturale che mi ha fatto stringere i pugni. "Anche io.
Ma mi sono persa." Ha fatto una smorfia esagerata, poi si è morsa il labbro inferiore, un gesto che mi ha fatto
contrarre lo stomaco. "Non so dove sono i bagni. Mi ci accompagni?"
Ho esitato. Era una richiesta innocente, ma il modo in cui me l’aveva fatta, con quello sguardo fisso e le pupille
leggermente dilatate, mi aveva messo in allarme. "Sono vicino all’ingresso principale", ho detto, indicando con un
cenno del capo la direzione. "Vedi quel corridoio lì? Gira a sinistra e—"
"No, dai", ha interrotto lei, prendendomi per il polso. Le sue dita erano calde, la presa più salda di quanto mi
aspettassi. "Accompagnami tu. Per favore."
Ho sentito il suo tocco bruciare attraverso la pelle, e per un attimo ho pensato di tirarmi indietro. Ma poi ho
guardato il suo viso, quegli occhi verdi che brillavano di un’intenzione che non lasciava spazio a fraintendimenti.
"Va bene", ho ceduto, la voce più roca del solito.
Il corridoio che portava ai bagni era deserto, illuminato da luci fredde che facevano risaltare il rosa delle sue
guance. Camminavamo in silenzio, ma potevo sentire il suo respiro accelerarsi, vedere il modo in cui i suoi
capezzoli si indurivano sotto il top sottile. Quando siamo arrivati davanti alle porte, ha esitato, poi si è voltata
verso di me, schiacciandomi contro il muro con una mossa così improvvisa che ho quasi perso l’equilibrio.
"Angelo", ha sussurrato, la sua bocca a pochi centimetri dalla mia. "So che mi guardi. So che ci pensi."
Ho aperto la bocca per rispondere, ma non è uscito nulla. Le sue mani sono scivolate sul mio petto, le unghie
che graffiavano leggermente attraverso il tessuto della maglietta, e quando ha premuto il suo corpo contro il
mio, ho sentito il calore del suo ventre, la durezza dei suoi capezzoli che sfioravano il mio torace.
"Aurora, questo non è—"
"Sssh", ha detto lei, premendo un dito sulle mie labbra. "Non dire niente. Fammi solo vedere quanto mi desideri."
Non ho avuto il tempo di reagire. La sua mano è scesa lungo il mio addome, poi ha premuto contro l’erezione
che mi tendeva i pantaloni. Ho gemito, la testa che cadeva all’indietro contro il muro, mentre lei mi accarezzava
attraverso il tessuto, le dita che tracciavano la forma del mio cazzo, lunga e spessa.
"Porca puttana", ho ansimato, le mani che si chiudevano a pugno ai suoi fianchi. "Sei sicura di quello che stai
facendo?"
Lei ha riso, un suono basso e sensuale che mi ha fatto vibrare le ossa. "Sono sicura che voglio il tuo cazzo dentro
di me", ha detto senza giri di parole. "E so che tu vuoi lo stesso."
Non ho resistito oltre. L’ho afferrata per i capelli, tirandole indietro la testa mentre la mia bocca si schiantava
sulla sua. Le sue labbra erano dolci, aperte, e quando la mia lingua si è insinuata dentro, ha gemito, il suo corpo
che si inarcava contro il mio. Le mie mani sono scese lungo la sua schiena, poi hanno afferrato il suo culo,
stringendo le natiche sodissime attraverso i leggings. Era così calda, così viva sotto le mie dita, che ho quasi
perso il controllo lì, contro quel muro, come un adolescente alle prime armi.
"Dentro", ha ansimato lei, staccandosi per un secondo. "Adesso. Prima che arrivi qualcuno."
Ho annuito, incapace di parlare, e l’ho spinta dentro il bagno delle donne. Era vuoto, grazie a Dio, e non appena
la porta si è richiusa alle nostre spalle, Aurora si è voltata verso di me, gli occhi lucidi di eccitazione. "Spogliami"
,
ha ordinato, le mani che già si muovevano per sfilarsi il top.
Non ho perso tempo. Ho afferrato il tessuto sottile e l’ho strappato via, rivelando i suoi seni piccoli ma perfetti,
con capezzoli rosa e duri come sassolini. Li ho presi in bocca uno dopo l’altro, succhiando forte, mordicchiando,
mentre lei gemette e mi affondava le unghie nelle spalle. Le ho sfilato i leggings e le mutandine in un unico
movimento, e quando l’ho vista nuda davanti a me, con quel triangolo biondo tra le cosce e le labbra della sua
figa già lucide di eccitazione, ho quasi perso la testa.
"Sei così bagnata", ho ringhiato, passando un dito lungo la sua fessura. Era calda, scivolosa, e quando ho
premuto leggermente contro il suo clitoride, ha sobbalzato, le gambe che tremavano. "Dimmi che lo vuoi. Dimmi
che vuoi che ti scopi qui, come la puttanella che sei."
"Sì", ha ansimato, le mani che si aggrappavano al bordo del lavandino. "Per favore, Angelo. Sono vergine. Voglio
che sia tu a togliermi tutto."
Quelle parole mi hanno fatto impazzire. Ho slacciato la cintura in un attimo, abbassato la zip e tirato fuori il
cazzo, già duro come la pietra, la punta che gocciolava pre-sperma. Aurora si è voltata, appoggiando le mani sul
lavandino e inarcando la schiena, offrendomi quel culo perfetto, la sua figa rosa e gonfia che mi supplicava di
essere riempita.
Non l’ho fatta aspettare. Ho premuto la punta contro il suo ingresso, sentendo il calore umido che mi avvolgeva,
e poi ho spinto, lentamente, centimetro dopo centimetro, mentre lei ansimava e si dimenava sotto di me. Era
stretta, stretta da far male, e quando ho sentito l’ostacolo della sua verginità, ho afferrato i suoi fianchi e ho
dato una spinta decisa, rompendo quella barriera con un gemito animalesco.
"Cazzo!" ha urlato lei, le unghie che graffiavano il metallo del lavandino. "Angelo, mi stai squarciando!"
"Respira, piccola", ho ansimato, tenendola ferma mentre il mio cazzo affondava sempre di più dentro di lei. "È
solo dolore all’inizio. Poi sarà solo piacere."
E così è stato. Dopo i primi istanti di resistenza, il suo corpo si è adattato a me, e quando ho iniziato a
muovermi, a spingere dentro e fuori con colpi lenti e profondi, i suoi gemiti sono diventati sempre più alti, più
disperati. "Sì, così! Più forte, Angelo! Scopami come si deve!"
Non mi sono fatto pregare. Ho aumentato il ritmo, le mie palle che sbattevano contro il suo clitoride ad ogni
spinta, il suono umido dei nostri corpi che si scontravano che riempiva il bagno. Lei ha iniziato a tremare, le
cosce che si stringevano intorno alle mie, e quando ho sentito il suo corpo contrarsi intorno al mio cazzo, ho
capito che stava per venire.
"Vieni per me, Aurora", ho ringhiato, affondando le dita nei suoi fianchi. "Voglio sentirti schizzare sulla mia
cazza."
E lei l’ha fatto. Con un urlo strozzato, il suo corpo si è inarcato all’indietro, e ho sentito un getto caldo
spruzzarmi le palle, poi un altro, mentre la sua figa si contraeva intorno a me, strizzandomi fino a farmi vedere le
stelle. Non ho resistito oltre. Con un ultimo affondo, ho esploso dentro di lei, riempiendola di sperma bollente, i
fianchi che tremavano mentre svuotavo ogni goccia nel suo corpo stretto e perfetto.
Ma non era finita. Mentre ancora ansimavamo, ho tirato fuori il cazzo dalla sua figa gocciolante e l’ho spinto
contro il suo buchetto posteriori, ancora stretto e vergine. "Adesso ti prendo qui", ho detto, sputando sulla mia
mano e lubrificandomi la punta. "Voglio che sia mio in ogni modo possibile."
Lei ha annuito, il respiro affannoso. "Sì. Fallo. Sono tua."
Ho spinto lentamente, sentendo la resistenza del suo ano che mi stringeva come una morsa. Ma Aurora ha
spinto indietro, aiutandomi ad affondare, e quando finalmente sono stato tutto dentro, ho iniziato a muovermi,
con colpi corti e decisi, mentre lei urlava di piacere, il suo corpo che tremava per un altro orgasmo imminente.
"Sto per venire di nuovo!" ha gridato, e questa volta, quando è schizzata, il getto è stato ancora più forte,
bagnandomi le cosce mentre io esplodevo di nuovo dentro il suo culo stretto, riempiendola fino all’orlo.
Quando finalmente ci siamo fermati, eravamo entrambi fradici di sudore e liquidi, i nostri respiri che si
mescolavano nell’aria pesante del bagno. Aurora si è voltata verso di me, gli occhi lucidi e le labbra gonfie, e ha
sorriso, un sorrisetto soddisfatto e malizioso. "Ora sono davvero tua", ha sussurrato, passando una mano lungo il
mio petto sudato.
E io, per la prima volta dopo anni, ho sentito qualcosa di simile alla felicità.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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